domenica 22 dicembre 2013

Regali di Natale hand made: Inchiostro di Mallo di Noce

Siamo agli sgoccioli per i regali di Natale!
Per fortuna, nonostante la disorganizzazione e gli imprevisti (ma perchè tutti i casini devono accumularsi e scoppiare la settimana prima di Natale??), ci sono riuscita! Tranne pochi piccoli aggiustamenti, i regali sono tutti pronti!
Voglio mostrarvi un pensiero preparato per una cara amica che apprezza i prodotti naturali e che è sempre alla ricerca di soluzioni ecologiche per ogni esigenza. In pratica da questo punto di vista siamo anime gemelle!
Ecco allora che ho pensato ad un simpatico inchiostro fatto in casa con il mallo delle noci.

inchiostro di mallo di noce
E' piuttosto semplice da fare, e confezionato in una bottiglietta graziosa accompagnata da un'etichetta scritta a mano con lo stesso inchiostro, fa il suo effetto!

E voi avete già finito la corsa ai regali di Natale?

sabato 14 dicembre 2013

Regali di Natale hand made: tutorial del porta e carica cellulare

Natale è alle porte!
Avete già pensato ad un regalo per il moroso o consorte? Perché non provare a realizzare un porta e carica smartphone? Ebbene si, finalmente mi sono decisa a pubblicare il tutorial che avevo promesso quando vi ho mostrato la versione per me!
E' un progetto semplice semplice e di grande effetto, adatto anche a chi è alle prime armi.
(Qui trovate anche la versione con l'apertura sul lato lungo)

porta e carica cellulare
Ho voluto farne uno al più presto per il telefono nuovo di Enrico, perché so che fine ha fatto l'ultimo! ;)
Tra bosco, segatura e limatura di ferro c'è poco da ridere...
Quindi anche in questo caso ho usato un ritaglio di jeans perchè fosse robusto, anche se per la tasca ho scelto una stoffa più leggera (l'ho raddoppiata però con un pezzo di fodera da materasso avanzata da un altro lavoro, in modo da rinforzarla un po').

Allora, siete pronti per cucire? Via!

tutorial porta e carica cellulare


1. Occorrente:
  • ritagli di stoffa di due colori (A per il corpo e B per la tasca)
  • un bottone
  • 14 cm di elastico
  • sagoma di carta del telefono (maggiorata di 5mm da ogni lato)
2. Con il sapone (o il gesso da sarta) riportare sul retro della stoffa A la sagoma del telefono, poi aumentarla della lunghezza desiderata per il risvolto sul davanti. Tagliare tenendo un margine di 1 cm. Ne servono due pezzi identici.
Riportare la sagoma sulla stoffa B, tenendo conto che il margine superiore non dovrà avere gli angoli arrotondati ma dritti. Anche in questo caso servono due pezzi (io li ho realizzati con due tessuti diversi, ma vanno bene anche dello stesso tessuto). La tasca si può realizzare dell'esatta misura del telefono oppure, come nel mio caso, un po' più corta.

3. Sovrapporre i due pezzi della tasca tenendo dritto contro dritto e cucire lungo il margine superiore (quello con gli angoli non arrotondati).

4. Ribaltare e realizzare una seconda cucitura qualche millimetro al di sotto della prima.

5. Posizionare l'elastico sul dritto di uno dei due pezzi di tessuto A e fermarlo con due brevi cuciture.

6. Ora dobbiamo assemblare tutti i pezzi per la cucitura finale. Si deve formare un sandwich composto così:
  • tessuto A con l'elastico (dritto)
  • tasca (dritto)
  • tessuto A senza elastico (rovescio)
7. Cucire lungo il segno, lasciando un'apertura in corrispondenza del fianco della parte superiore (quella che verrà piegata quando chiuderemo il portacellulare)

8. Ribaltare il lavoro attraverso l'apertura che abbiamo lasciato. Il portacellulare è praticamente finito!

9. Cucire l'apertura con un punto invisibile (sul web ci sono milioni di tutorial, qui ne trovate uno in inglese ma con ottime e chiare immagini), ed infine attaccare il bottone.

porta e carica smartphone

Finito!!

Ed eccolo in opera, durante la carica. Buon lavoro!
Piccola nota: quello a sinistra è un cesto celtico che ho realizzato durante l'inverno di tre anni fa.

porta e carica smartphone

venerdì 13 dicembre 2013

Pane con pasta madre e Confessioni di una Malandrina

Da qualche settimana ho iniziato a fare il mio pane in casa con la pasta madre.
Ma non scrivo questo post per raccontarvi quanto sia bello e sostenibile fare il pane, o perchè sia da preferire la pasta madre agli altri lieviti, o quanto sia importante come primo passo verso l'autoproduzione. Sono tutte cose vere in cui credo profondamente, ma per me il pane,oggi, ha un altro significato.

pane con pasta madrePochi tra quelli che mi conoscono lo sanno, ma il “panettiere di famiglia” è sempre stato Enrico. A casa nostra (intendendo con il termine “casa” qualunque luogo in cui abbiamo messo un po' di radici negli ultimi tempi) il pane con la pasta madre si fa ormai da anni, e negli anni la nostra pasta madre è cresciuta e migliorata.
Ma io ho sempre avuto un blocco. A chiunque me lo chiedesse rispondevo che a me il pane non riusciva, e come scusa portavo il fatto di avere le mani sempre fredde.
Il pane per me era semplicemente oltre le mie possibilità. Non chiedetemi il perchè.
So di essere una persona con una discreta manualità, e raramente mi tiro indietro di fronte alle nuove sfide, ma questa cosa non aveva proprio niente a che fare con il povero pane, aveva a che fare con le mie insicurezze.

pane con pasta madre_sul tavoloIl fatto di essere finalmente riuscita a panificare (e con successo!) per me ha significato superare un limite che nessuno mi aveva imposto se non io stessa.
Non so se è mai capitato anche a voi, ma non c'è nulla di più difficile da abbattere di una convinzione autoimposta sulla nostra presunta incapacità di fare qualcosa o di essere una persona di un qualche tipo. Beh, la cosa affascinante è che in verità ha ragione Freddy Mercury quando dice “you can be anything you want to be”: le uniche persone al mondo che possono decidere chi siamo e cosa siamo in grado di fare, siamo noi stessi. E noi possiamo decidere di essere una persona nuova in qualunque momento lo desideriamo. Basta volerlo, basta trovare la giusta chiave per far scattare la serratura.


Ho affrontato un lungo periodo molto difficile. Ho visto i miei sogni infrangersi, le persone a me più care stare male senza poterle aiutare, la mia vita essere completamente e radicalmente ribaltata e ogni certezza venire meno.
Ma dalle grandi crisi si possono ricavare grandi benefici. Sono loro che ci spingono con la forza verso il punto di svolta, di fronte al quale non si può restare indifferenti. Ci forzano a guardare noi stessi da un altro punto di vista e ci obbligano a chiederci chi siamo, dove stiamo andando e dove vogliamo andare.
E io, guardando dentro l'abisso, ho deciso di cambiare.
Sono piccoli passi, tenui sfumature. Non tutti possono notare ciò che pian piano sta mutando, guardandolo da fuori. Ma dentro! La mia vita è completamente cambiata, e io so di essere una persona infinitamente migliore di quella che ero appena un anno fa.

Per questo voglio ringraziare dal profondo del cuore E, E e S, tre persone meravigliose che in questo periodo buio mi hanno aiutata, sostenuta e incoraggiata con consigli, pazienza e ottimismo!

pane con pasta madre_mattino
Fare il pane, adesso, è una gioia. Guardo la pasta madre che si riempie di bollicine nel frigo, mi entusiasmo quando la raccolgo con il cucchiaio e sento la sua consistenza spugnosa.
Aggiungo la farina e rimango affascinata dal pensiero che quel pochino di pasta madre sul fondo è un essere vivo, che presto si moltiplicherà e che riempirà di vita tutto l'impasto facendolo gonfiare e preparandolo per essere infornato. Assaporo il profumo che si sprigiona per la casa mentre il pane cuoce in forno e penso, orgogliosa, che l'ho fatto io.
Non mi chiedo più cosa devo fare, quanta farina devo mettere, quanto tempo devo aspettare, quanta acqua, quanto sale... tutte cose che prima mi angosciavano. Ora lo sento mio, ho capito che posso maneggiarlo come voglio e che non importa pesare gli ingredienti con precisione, ma che le mie mani sono capaci di capire qual è la giusta consistenza. Osservazione e istinto.
Il risultato è fantastico, e non mi riferisco solo al pane! E' la bella metafora di ciò che mi accade dentro.

Ho voluto condividere questo pensiero con tutti voi perciò mi farebbe molto piacere leggere un vostro commento. Vorrei sapere cosa ne pensate, se anche a voi è mai successo, vorrei sapere qual è il vostro modo di affrontare i vostri blocchi, grandi e piccoli!



lunedì 2 dicembre 2013

Riciclare le retine della frutta: spugna per i piatti

Dopo aver parlato di rifiuti, non potevo trattenermi dal mantenere la mia promessa e inaugurare una nuova sezione per questo blog, dove raccogliere i miei progetti di riciclo creativo e non. Ecco il primo!

Qualche giorno fa, tornata dal supermercato sono stata presa dal solito nervoso nel guardare quanta plastica avvolgeva i miei acquisti. Mentre rimuginavo però mi è tornato in mente di aver letto da qualche parte sul web l'idea di riciclare le retine di plastica della frutta per farne delle spugne per i piatti.
Qui urge una specifica: io sono molto esigente in fatto di spugne per i piatti. Devono soddisfarmi fino in fondo perché non ho una lavastoviglie e di conseguenza io e loro ci frequentiamo più che quotidianamente. Se non c'è feeling è un disastro. Quindi l'dea della spugna mi attirava, ma allo stesso tempo ero scettica. Infatti ho dovuto fare un po' di prove, prima di trovare la "formula giusta"! ;)

Occorrente:
- aglio
- mandarini
- patate

Scherzo! Io ho usato le loro retine, ma non è il contenuto che conta! ;)

riciclare le retine_spugna piatti

Il procedimento è semplice: tagliare le retine, accartocciarle e infilarle nella retina dell'aglio.
Il trucco però c'è, ed è questo: la retina delle patate nel mio caso era di quelle in plastica dura. Da sola, dentro quella dell'aglio (fatta allo stesso modo) non era abbastanza "spugnosa", si teneva in mano malvolentieri, faceva poca schiuma ed era troppo rigida per l'uso. L'ho quindi avvolta completamente nella rete dei mandarini, una di quelle reti sempre in plastica, ma molto più morbide, quasi come se fossero dei tessuti. Poi l'ho infilata nella rete dell'aglio (ribaltata su se stessa in modo che il ferretto di chiusura rimanesse all'interno) e ho chiuso il tutto con uno di quei laccetti con l'anima metallica.
Il risultato è ottimale: si tiene bene in mano, fa tantissima schiuma con pochissimo sapone (e dura a lungo), pulisce meravigliosamente anche lo sporco difficile ma senza graffiare. Al momento è la mia spugna preferita. Provare per credere!

Rifiuti: il nostro modo di affrontare il problema

Viviamo in un mondo dominato dai rifiuti, molti dei quali difficilmente smaltibili.
Non ci pensiamo di solito, durante la giornata, sommersi dalle mille attività. Apriamo il nostro bidone e buttiamo quello che non ci serve. Poi, una volta pieni, portiamo fuori i nostri sacchetti e li conferiamo nei cassonetti e non ci pensiamo più. Più tardi qualcuno porterà via i nostri rifiuti.
Ma quanta spazzatura produciamo davvero?

Qualche sera fa Enrico e io abbiamo guardato “Trashed - Verso Rifiuti Zero”, un documentario prodotto e interpretato dall'attore Premio Oscar Jeremy Irons.


Per quanto perfettamente consci della gravità della situazione, devo ammettere che il film mi ha scioccata. Consiglio vivamente a tutti di vederlo (attenzione però, può turbare le persone sensibili), perchè solo guardando certe immagini ci si rende davvero conto di cosa sta succedendo intorno a noi. E forse può farci capire che cambiare direzione è sempre più urgente.

Quindi eccomi qui a dichiarare pubblicamente il mio impegno quotidiano verso l'obiettivo "rifiuti zero", ed ecco come Enrico e io stiamo affrontando la questione ormai da anni:

Fase1: Ridurre i rifiuti a monte

Quante cose compriamo al supermercato belle incelofanate per scartarle appena le tiriamo fuori dalla busta e buttare immediatamente via l'incarto? Dal mio punto di vista un involucro che prima di essere buttato dura solo il tragitto dal supermercato a casa è un involucro inutile.
Non è sempre possibile evitarlo, ma per molti prodotti ci sono soluzioni alla portata di tutti.
La migliore è, quando possibile, evitare il supermercato. Le alternative interessanti sono tante: mercati locali (e magari bio) dove i produttori sono felici di riprendere indietro i contenitori vuoti (dalle uova allo yogurt); gruppi di acquisto solidali utili non solo per risparmiare, per comprare bio e per avere un contatto con i produttori locali, ma anche per acquistare prodotti in grandi confezioni (es. sacchi di pasta da 5 kg) e quindi risparmiare imballi; negozi che vendono prodotti sfusi.
Per le verdure al supermercato ci si può ingegnare riutilizzando i sacchetti di plastica incollando l'etichetta nuova su quella vecchia. Richiede un po' di organizzazione, ma è solo questione di abitudine.
Superfluo dire che le buste per la spesa si possono portare da casa. Sono comode e resistenti, molto meglio di quei terribili sacchettini che fornisce il super, che vantano di essere biodegradabili ma che di ecologico in verità non hanno niente (di questo magari parlerò più avanti).
Per tutti gli altri negozi, librerie o farmacie comprese, alla cassa si può chiedere di non darci il solito sacchetto a meno che non sia proprio necessario. In fondo noi donne abbiamo sempre borse gigantesche con noi, che possono ospitare più acquisti di quanto non ci immaginiamo.
Anche scegliere il prodotto è importante: alcuni produttori incartano il cibo in confezioni stile matriosca o impacchettano oggetti piccolissimi in scatole di plastica enormi. Le edicole vendono alcuni libri "nudi" e altri incartati. Si tratta di osservare le cose da un nuovo punto di vista.
Molti negozi permettono di acquistare i detersivi alla spina, ma in verità molti prodotti per la pulizia della casa sono letteralmente inutili, considerando che quasi ogni superficie può essere pulita con semplici preparazioni casalinghe a base di detersivo per piatti o di altri ingredienti ecologici ed economici di facile reperibilità.
Autoprodurre i propri beni (detersivi, ma anche pane e biscotti o verdure se si possiede un giardino o un balcone) è il modo migliore in assoluto per evitare di accumulare rifiuti, e al tempo stesso è divertente e creativo.

In definitiva il concetto è semplice: è meglio prevenire che curare.

Fase2: Riutilizzare
Una volta acquistato un sacchetto o una busta al supermercato anziché buttarla si può riutilizzare per fare la spesa ancora molte volte o, se è rovinata, usarla al posto dei sacchi per la spazzatura.
Una bottiglia vuota si può di nuovo riempire, un vasetto può essere usato per conservare cibo avanzato, i contenitori in plastica con il coperchio possono contenere ancora molte cose.
Non serve una grande fantasia, impegniamoci perché niente venga buttato senza aver compiuto il suo lavoro tutte le volte possibili. Ogni volta che stiamo per aprire il bidone chiediamoci se quello che stiamo per buttare ha davvero finito di esserci utile.

Fase3: Riciclare creativamente
Spazio alla fantasia! Molti rifiuti possono diventare materia prima per la realizzazione di nuovi oggetti utili.
Aprirò una sezione appositamente dedicata sul blog, nella quale raccoglierò idee e ispirazioni a questo proposito, per dimostrare che è più semplice di quanto non si creda.

Fase4: Differenziare
Quando proprio non possiamo più fare altrimenti, almeno differenziamo.