giovedì 31 luglio 2014

Recinzione intrecciata per l'orto

Ma ditemi, che razza di luglio è questo?
Proprio ora che avrei un gran bisogno di sole, aria, piante e cielo ci si mette questo tempo matto! Ma ormai ho capito come funziona: appena comincio ad accendere il forno a legna, ecco che parte la pioggia! Quindi chiedo ufficialmente scusa a tutti per questo brutto clima, evidentemente lo sto attirando io!! ;)

Ma non è del mio forno a legna che voglio parlarvi oggi. In realtà volevo mostrarvi una applicazione "nuova" dell'intreccio: le recinzioni intrecciate!

recinzione intrecciata


Adoro questo tipo di recinzioni, perché sono facili da realizzare ma di grande impatto.
Donano a giardini e orti un tocco rustico e piacevole e sono estremamente versatili perché a seconda della dimensione e della "densità" dell'intreccio si possono usare sia per delimitare le aiuole che come paraventi, e possono anche rivestire piccole strutture, capanni per gli attrezzi e gazebi (o compost toilet).

recinzione in salice
Questa, che ho realizzato per delimitare una porzione dell'orto, è fatta completamente in salice, ma si possono fare anche in nocciolo, castagno, robinia, e chi più ne ha più ne metta.
Ho pensato ad una tipologia di intreccio volutamente rustica e piuttosto robusta. Non è ancora completa perché la sto facendo "salire" un po' alla volta, dedicandole solo i miei momenti morti.
E' stata pensata per proteggere l'orto dal vento e allo stesso tempo per contenere i due salici piantati qualche anno fa per talea, che ormai in estate esplodono con tutta la loro meravigliosa chioma argentata che invade un po' troppo il sentiero.

recinzione in viminiPer l'intreccio ho usato varietà di salice miste, per ottenere un effetto variegato. Ma soprattutto questo intreccio rustico mi ha permesso di dar fondo alle fascine di rami più grossi che raramente riesco a utilizzare per i cesti, e che inevitabilmente si accumulavano di anno in anno. Finalmente ho trovato loro uno scopo!

Lavorare sotto il sole, tra i profumi dell'estate e le cicale mi ha riportata di un paio di anni indietro nel tempo, quando camminare a piedi nudi fuori casa era la normalità.
E' una libertà che mi manca, della quale sento una grande nostalgia.

piedi nudi

venerdì 11 luglio 2014

Cosa fare quando un cesto si asciuga a metà lavoro


cesto in lavorazionefoto: Ilaria Patelli

Da quando ho iniziato a scrivere su questo blog mi sono accorta di avere l'istinto di condividere con il resto del mondo i piccoli segreti che pian piano ho scoperto sulla cesteria. Sarà forse perché imparare è difficile, o forse perché è ancora più difficile trovare qualcuno disposto a insegnare.
Sarà che il sapere legato a quest'arte antica è ormai nelle mani di poche persone, molte delle quali anziane (e qui mi riferisco all'Italia, perché all'estero le cose stanno diversamente!), e che stiamo rischiando di dimenticare le tecniche di uno dei mestieri tradizionali più affascinanti della nostra civiltà.
In ogni caso io, nel mio piccolo, sto cercando di dare il mio contributo: cerco di acquisire più conoscenze possibili e di tramandarle a mia volta.
Per questo da oggi voglio raggruppare tutti i miei post che parlano di trucchi e tecniche di cesteria sotto una nuova etichetta: tecniche di intreccio.
Voglio dedicare questa nuova rubrica principalmente ai curiosi e ai miei pupilli, che sono certa troveranno in queste pagine spunti per migliorare e per esercitarsi. Questi post infatti non vogliono essere vere lezioni di cesteria, almeno non per il momento. Saranno per lo più suggerimenti, trucchi, consigli per chi ha già qualche base e vuole approfondire. Per i corsi di cesteria potete sempre contattarmi, le iscrizioni sono sempre aperte!
Tenete solo conto di una cosa: ciò che vi racconto giorno per giorno è frutto di ciò che sto imparando. Non ho la pretesa di essere un'esperta. Al contrario, se mai qualche cestaio con più esperienza di me passasse da queste parti, non mi dispiacerebbe affatto ricevere a mia volta consigli, per poi ri-pubblicarli!

Ma venendo a noi, oggi voglio darvi qualche dritta su un argomento abbastanza basilare.

Cosa fare quando un cesto si asciuga a metà lavoro


Intrecciare un cesto dall'inizio alla fine è un'attività lunga e complessa, che richiede diverse ore (in media per me 4 o 5). A volte però capita di non calcolare bene la propria disponibilità di tempo o di dovere interrompere il lavoro. Che fare?

rami al naturale
un cesto realizzato con materiale non sbucciato non va MAI interrotto e fatto asciugare a metà lavorazione. L'unica eccezione è fatta per il fondo, che può essere realizzato e lasciato asciugare in attesa di momenti migliori. In seguito si potranno inserire i montanti facendo attenzione a non rompere l'intreccio secco (e quindi delicato) e proseguire con le pareti e la chiusura.
fondi cesti

La spiegazione è semplice: la buccia del salice (ma anche delle altre piante) si deteriora facilmente, e non sopporta di essere bagnata due volte. Per questo una volta secco non possiamo mettere di nuovo a bagno il lavoro per farlo ammorbidire!
Se ormai il danno è fatto e siamo a metà delle pareti, l'unica soluzione è tagliare via tutta la lunghezza avanzata dei montanti e inserirne dei nuovi nella fessura accanto a quelli vecchi. A questo punto si può riprendere il lavoro.

rami sbucciati
Un cesto bianco invece può tranquillamente essere bagnato più volte, tant'è che i rami si asciugano con grandissima rapidità, e quindi, anche durante l'intreccio, è bene tenerlo sempre bagnato immergendolo in un secchio o con uno spruzzino.
Il vantaggio è che un cesto bianco può essere tranquillamente interrotto in qualsiasi punto e ripreso successivamente dopo averlo ben bagnato. Affinché il materiale torni alla sua elasticità non serve tanto tempo in acqua, a seconda della dimensione dei rami possono volerci da pochi minuti a un'ora. Per fare questo è indispensabile avere a disposizione un secchio d'acqua (se il cesto è abbastanza piccolo da poter essere immerso). Se il cesto è troppo grande, o se volete passare qualche ora all'aperto, potete portare il vostro lavoro al fiume e tenerlo immerso finché non sentite che i rami hanno ripreso elasticità (come ho fatto io intrecciando la mia borsa).

cesto ribagnato


Ecco, questo è tutto. Se vi è rimasto qualche dubbio o se avete qualche altra domanda, sappiate che potete chiedermi tutto quello che vi passa per la testa. Se avete qualche curiosità da soddisfare sarò felice di farlo in un prossimo post!

lunedì 30 giugno 2014

Le foto di giugno

Eccomi con l'appuntamento delle foto del mese!

1. Pane al timo
Come al solito ho rubato la ricetta dai Fables de Sucre, i miei guru del pane. Ragazzi, questo pane è favoloso! Un profumo straordinario, una crosta croccante e una mollica soffice soffice! L'aroma che ha sprigionato in cottura faceva venire l'acquolina in bocca... Momenti di vera goduria!
Datemi retta, andate sul loro sito e rubate la ricetta anche voi, è tanto semplice quanto straordinario!
Pane al timo

2. Treccia d'aglio
Finalmente l'aglio è pronto! Un primo giro di raccolta ed ecco sbucare dalla terra tanti bulbi profumati da mettere a seccare per l'inverno.
Ho provato a fare la mia prima treccia, e devo dire che è venuta piuttosto bene!

treccia aglio
3. Cavolo rapa
Mai assaggiato un cavolo rapa? E' un ortaggio insolito ma molto gustoso! Si mangia in tanti modi, ma il migliore è crudo in pinzimonio. E' fresco e croccante, e in questa stagione non c'è niente di meglio!
cavolo rapa

venerdì 27 giugno 2014

Gel ai semi di lino: tutorial

Oggi voglio condividere con voi una delle mie ricette cosmetiche preferite: il gel ai semi di lino.

Gel semi di lino_tutorial




Cos'è? E a cosa serve? Mi chiederete.
E' a tutti gli effetti un gel per capelli fatto in casa che si può usare per scopi differenti a seconda di come viene preparato:
Con la ricetta normale si ottiene un prodotto da usare per asciugare i capelli ricci, che aiuta a definire i boccoli ed eliminare il crespo.
Se si prolunga la cottura otteniamo un gel fissativo effetto bagnato.
In entrambi i casi il gel ottenuto è un toccasana per le nostre chiome perché i semi di lino, per i capelli secchi in particolare, sono fantastici, li nutrono e li rendono lucidi e setosi. Si possono usare anche per realizzare maschere e impacchi per ottenere capelli straordinariamente morbidi! Inoltre, e questo non guasta mai, è un prodotto naturale al 100%, completamente ecologico ed estremamente economico!

Trovai l'idea per la prima volta sul forum di Sai Cosa Ti Spalmi (fateci un salto, è una miniera di ricette fantastiche!), ho sperimentato, e man mano ho trovato la misura che fa per me.

Occorrente:
1 pugno di semi di lino
acqua
O.E. (facoltativo)

Procedimento:
1. mettete i semi di lino in una padellina della dimensione giusta affinché il fondo sia coperto, ma che non sia troppo piena (come per fare i popcorn!). Aggiungete un dito d'acqua.
Gel semi di lino_cottura
2. Portate a bollore, mantenete il fuoco bassissimo e mescolate continuamente per pochi minuti fino a che il composto comincia a prendere consistenza e a fare il filo, deve essere un po' più fluida di un albume. (se raggiungete la consistenza albume ottenete il gel fissativo).

3. Versate il tutto in una ciotolina aiutandovi con un colino. Sarà necessario mescolare qualche minuto per far colare giù il gel, soprattutto se avete prolungato la cottura. Se il gel non scende proprio o vi sembra troppo denso, aggiungete nel colino un pochino di acqua e continuate a mescolare.

Gel semi di lino_filtrare

A questo punto, se volete, potete aggiungere una goccia di olio essenziale a piacere per profumare. Io personalmente non lo faccio, perché una volta applicato il gel è completamente inodore, e lo preferisco.

Questo gel si usa subito prima di asciugare i capelli, distribuendolo su tutte le lunghezze, e poi procedendo normalmente con l'asciugatura.

Gel semi di lino
La dose è sufficiente per una applicazione. Se preferite farne di più, si conserva in frigo per qualche giorno.
Provare per credere!

Buon spignattamento a tutti!

lunedì 16 giugno 2014

Le conserve di giugno: Nocino e Marmellata di rusticani

Anche qui dalle parti della Casina Verde è arrivata l'estate, e con prepotenza!
Il caldo fuori è insopportabile, e tutte le piante dell'orto ne risentono. I piselli si stanno pian piano seccando (in parte è anche il loro naturale ciclo), e le insalate montano a fiore.
Il sole picchia talmente forte che il serbatoio dell'acqua, scaldato dal pannello solare, è costantemente sopra i 65 gradi, e il fotovoltaico viaggia che è una meraviglia.
Quando l'energia è così abbondante viene voglia di sfruttarla al massimo!
ecco allora che in questi giorni sono stata indaffarata tra le faccende domestiche che richiedono più acqua calda, energia elettrica, e cottura (e qui urge una precisazione: con il fornello a induzione non usiamo il gas ma l'energia elettrica, sfruttando ancor meglio il fotovoltaico).
Non voglio però tediarvi con i racconti dei miei bucati (anche la lavatrice sfrutta l'acqua calda del serbatoio) o del passaggio a vapore dei maglioni prima di archiviarli per il prossimo inverno.
Oltre a tutte queste amenità, mi sono ricavata un po' di tempo per dedicarmi alle prime conserve della stagione: la marmellata di rusticani e il nocino!

Marmellata di rusticani

Ad oggi non ho ancora capito se il termine rusticano sia dialettale. In ogni caso, per essere più precisi, mi sto riferendo al pruno selvatico.

Dietro casa c'è una grande e bella pianta che produce centinaia di prugnette deliziose, dal sapore intenso e leggermente acidulo, di un bel colore che va dal porpora acceso al nero a seconda della maturazione del frutto. Si tratta di una pianta selvatica estremamente diffusa dalle nostre parti, ma generalmente poco apprezzata, come capita spesso ai frutti selvatici. I rusticani infatti non sono certo grossi, polposi e dolci come le susine che si trovano in commercio, però hanno un carattere molto più deciso e sono gratis.
rusticani

Se ancora non lo sapete io sono una grande fanatica della marmellata di rusticani, che per me è l'unica e immancabile marmellata per la crostata. Senza rusticani per me le crostate sono insipide, poco invitanti, troppo dolci e piuttosto monotone. In poche parole non mi piacciono affatto. Con la marmellata di rusticani diventano il mio dolce preferito! Lo so, sono un po' fissata, ma ognuno ha le proprie fissazioni, no? E se non avete mai provato, vi garantisco che, così acidula, è perfetta!

Per le dosi della marmellata sono andata piuttosto a occhio:
1 kg di frutta
200 g di zucchero di canna integrale grezzo
tempo di cottura: 2-3 ore a seconda della quantità totale.

Ho eliminato i noccioli per prima cosa, ho messo la frutta in pentola, aggiunto lo zucchero e acceso il fornello. Tutto qui.
marmellata di rusticaniE' venuta talmente buona che non so se durerà davvero fino al prossimo anno! Ma di sicuro non mancherò quest'autunno di farvi vedere la mia crostata, non vedo l'ora!

Nocino

Altro grande must di giugno è il nocino. Si dice che le noci andrebbero raccolte il 24 giugno, giorno di San Giovanni, ma ho avuto la fortuna di carpire un segreto fondamentale da una cara amica qualche anno fa, e da quel giorno ho capito che il 24 giugno è una data da prendere con un po' di filosofia!
Il segreto è raccogliere le noci nel momento in cui il guscio comincia a prendere consistenza senza essere già troppo duro, e il gheriglio è ancora una sorta di gelatina.
Quest'anno, avendo notato che la stagione era piuttosto anticipata, abbiamo provato ad aprire una noce già il 10 giugno, ed era perfetta.
Nocino

La ricetta non posso darvela, perchè è sperimentale e quando avremo scoperto che è una vera bomba la commercializzeremo e diventeremo ricchi e famosi. Quindi accontentatevi delle foto! ;)
Sono due scatti fatti a poche ore di distanza. Il colore cambia così in fretta!

E voi siete già in modalità conserve? Cosa state preparando di buono? Dai, fatemelo sapere che sono curiosa!!

venerdì 13 giugno 2014

Le foto di maggio

Ehi, folks!
Questo mese sono in ritardo con tutto, e non ho neppure pubblicato le foto di maggio!

A dire il vero questo post era già pronto più di due settimane fa, ma io, per ragioni svariate, sono stata completamente assente dal web fino a oggi, e quindi non l'ho pubblicato. Mannaggia! Proverò a recuperare, anche se in ritardo. Abbiate pazienza!

Maggio è stato un mese pieno di giornate di sole e di fioriture strepitose.
Non per niente le mie foto di questo mese sono tutte rivolte alla natura, ai fiori e ai frutti. Colori vivaci, profumi, calore. Maggio è il mese che preferisco da sempre! Per me è il momento in cui si comincia davvero a stare fuori, in cui il verde sulle piante è al suo massimo e fa quasi male agli occhi. E' il mese delle feste, delle prime serate all'aperto. Delle chitarre e delle rose. Dei ricordi d'infanzia, delle camicette ricamate, dei giri in bici caricata sul manubrio, dei primi amori.

Nigella
Ecco il mio primo scatto. Ho incontrato per la prima volta questo piccolo e incredibile fiore circa otto anni fa, quando vivevo in belgio come studentessa erasmus. Lo ricevetti come regalo, anche se non proprio il fiore fisicamente, ma una sua foto. Proveniva dallo stesso giardino dove ho scattato la mia.
E' una nigella damascena, chiamata anche damigella scapigliata, ed è la cugina della nigella sativa i cui semi vengono largamente usati in cucina sia per decorare il pane che par altre ricette. Purtroppo non mi è ancora chiaro se i suoi semi siano altrettanto commestibili, dalle mie ricerche ho capito solo che contengono una tossina. Se qualcuno ne sa di più, sono molto molto interessata!

nigella damascena




Piselli viola
Come immagino che tutti voi sappiate, il fiore del pisello è bianco solitamente. Ma nell'orto quest'anno, tra le loro sorelle "normali" sono nate alcune piante dal fiore viola. A parte il fatto che questi fiori sono splendidi, mi viene da sorridere pensando a Mendel e ai caratteri ereditari. :)

piselli fiore viola

Piantine grasse al sole
Niente da aggiungere, solo che amo le piantine grasse al sole!

pianta grassa


Anche per questo mese mi fermo qui.
Spero di essere un po' più presente da ora in avanti!

giovedì 22 maggio 2014

Borsa intrecciata

Signore e signori, vi presento la mia prima borsa intrecciata!!
borsa intrecciata

Scusate tutto questo entusiasmo, ma non sapete da quanto tempo la sognavo!
Eppure, chissà perché, finora era rimasta sulla lista delle cose da fare senza che trovassi mai il tempo per dedicarmici.

Non esagero se dico che la base per questa borsa era già pronta più di un anno fa. Abbandonata a se stessa per lunghi mesi, l'ho ripresa all'inizio di aprile, utilizzando il materiale che avevo bollito e pazientemente sbucciato durante l'inverno, accanto alla stufa. Ma anche questa volta altri impegni si sono inseriti a forza e non ho potuto terminare il lavoro. I rami si sono seccati e ho accantonato il lavoro per un altro mesetto.
Nel frattempo mi chiedevo quale potesse essere il modo migliore per riprendere l'intreccio lasciato a metà, ovvero come ammollare un cesto di una certa dimensione per poter proseguire l'intreccio senza danni. E pian piano nella mia mente si affacciava un'idea gustosa... portarlo al fiume!

L'idea ha funzionato alla grande. In primo luogo perché il pensiero di spendere una giornata in riva al fiume a intrecciare mi ha dato quella spinta in più che mi serviva per trovare il coraggio di riprendere in mano il lavoro, ma soprattutto perché ho potuto tuffare il cesto direttamente in acqua e tenercelo fino a che è tornato elastico e flessibile, senza bisogno di trovare un grande contenitore dove immergerlo. Ho passato un paio di splendide ore da sola nella tranquillità più totale, accompagnata dallo scroscio dell'acqua, sotto un gradevole sole intervallato da qualche nuvola, avendo sempre a disposizione l'acqua per bagnare i rami. E vien da sé che chiudere il lavoro è stato più facile e piacevole del previsto.

borsa vimini
L'intreccio con i rami pelati è impegnativo, ma ripaga infinitamente per la precisione e la finezza del risultato. Inoltre permette di giocare molto bene con i colori.
Per questa borsa ho usato salice bollito (che ha una tonalità rosata) e salice al naturale, aggiungendo una riga di salice pelato da fresco, per dare contrasto. Vedete che differenza di colore? Quello pelato fresco è bianchissimo!
La chiusura è estremamente semplice, anche se a guardarla non sembra. E' quasi la stessa che insegno ai corsi per principianti, ma realizzata con i rami doppi.

Al tutto ho aggiunto una tracolla riciclata da una vecchia (e brutta) cintura. Prima o poi la sostituirò, ma avevo troppa voglia di cominciare ad utilizzarla!
Poi, quando sarà il momento, le regalerò una bella fodera. Per vederla dovrete aspettare, però, perché prevedo un periodo di fatiche intense, e questo progetto slitterà subito in fondo alla lista!

borsa vimini_dettaglioE anche per oggi è tutto!
Buoni intrecci a tutti voi!
Linky Party C'e' Crisi

venerdì 16 maggio 2014

Il cesto polacco

Come al solito prometto un post sul cucito e invece mi ripresento con uno sulla cesteria!

Che volete farci, son fatta così! Il vento della creatività soffia in tante direzioni, e non puoi mai sapere da che parte girerà domani. L'unica cosa che puoi fare è issare le vele quando lo senti arrivare e stringerlo perché la sua forza ti porti a destinazione. Non importa se andrai di bolina, di poppa o di traverso, ciò che conta è che navigherai.

Quindi, a sorpresa, eccomi qui con l'ultimo arrivo intrecciato.

cesto polacco

Questo è un modello che volevo realizzare da tantissimo tempo! La prima volta che ne ho visto uno simile ero alla straordinaria fiera di Salt, in Spagna. Il cesto era stato realizzato da abili mani danesi ma, come ho scoperto in seguito, il modello origina dalla Polonia.
E' un bel cesto robusto e capiente. Mi dicono che potrebbe essere molto comodo per andare a funghi! E io che mi stavo scervellando per capire com'è fatto il cesto da funghi ideale... senza saperlo ce l'avevo già in mente! (ecco, adesso che ho realizzato il concetto non posso più esimermi, ne devo intrecciare un'altro e lo devo consegnare: ogni promessa è debito!)

E' realizzato interamente in rami di salice, con un motivo a zigzag e la chiusura reciproca che termina con il manico ricavato da un ramo di castagno. Dopo averlo chiuso posso ufficialmente dire che sembra più complesso di quel che è. Intrecciarlo è stato piacevolissimo!
La cosa più bella di questo lavoro, però, è il contesto in cui l'ho realizzato: una piccola fiera organizzata dalla scuola steineriana di Bologna, su un prato fresco, sotto un bel cielo di sole e nuvole, immersi nella musica e nelle danze popolari.
E' stata una domenica rilassante e piacevole! In questo periodo di grande stress, ammetto che mi ci voleva!
Linky Party C'e' Crisi

giovedì 1 maggio 2014

Taglio e Cucito: l'inizio di una passione

Ormai lo sapete: da quasi due anni frequento un corso di taglio e cucito.
L'ho scoperto per caso, mentre cercavo una scuola di yoga che poi non ho frequentato! ;)

taglio e cucito_stoffa
Cosa ho realizzato con questo bel tessuto? Lo scoprirete presto!

La passione per il cucito è nata diversi anni fa quando, curiosando sul web, ho scoperto diverse blogger (soprattutto straniere per la verità!) che cucivano abiti per sé o per i propri figlioli.
A quel tempo lavoravo già a maglia e l'idea di ampliare il mio parco giochi mi solleticava. Ricordo che ero rimasta sconcertata dal mondo del quilting, e che quello che più mi piaceva era il modo che queste straordinarie persone avevano di abbinare stoffe e colori come se fossero la tavolozza di un pittore.

I primi tentativi di cucito creativo li ho realizzati a mano, perché ancora non avevo gli strumenti.
Poi, grande regalo della nonna, è arrivata la vecchia Singer! Doppia difficoltà (e quindi per me doppio divertimento!): imparare a cucire a macchina, e imparare ad azionarla con il pedale. Il tutto senza manuale, ovviamente, perchè la macchina è del 1943!
Ma alla fine non c'è voluto molto per impadronirsi della tecnica. Volere è potere, no?
Da lì in avanti ho sperimentato tanto, fatto pasticci, migliorato un po' alla volta. Dopo la Singer non sono più riuscita a smettere con le macchine a pedale, per cui ne ho adottata un'altra (che poi è quella che uso attualmente, in attesa di convertirmi "finalmente" a quella elettrica, se non altro per avere a disposizione lo ZIGZAG!).

Il mio obiettivo dal primo momento era quello di imparare a cucire vestiti. Per questo ho chiesto aiuto alla mia vicina di casa di allora, che mi ha insegnato a realizzare un capo a partire dal cartamodello.
Quello che ho scoperto da quella prima esperienza è stato che cucire non mi bastava. Non mi piaceva comprare le riviste con i cartamodelli perché mediamente all'interno trovavo un modello interessante su dieci. No, io volevo imparare a disegnare i cartamodelli da sola!

Taglio e Cucito
Ancora all'opera. A breve saprete cosa stavo combinando qui!


Ed ecco che ho incontrato questo corso, e che ho scoperto un mondo completamente sconosciuto e affascinante. La sintesi di quasi tutte le cose che mi sono sempre piaciute: geometria e disegno tecnico; fantasia e capacità di astrazione, manualità e senso artistico. Creare un cartamodello base è come disegnare il corpo umano in due dimensioni e, con le dovute piegature, trasformarlo in qualcosa di tridimensionale. E' affascinante!

Non vedo l'ora che sia settembre per iniziare il terzo livello, la grande sfida: il pantalone!

E voi che mi leggete cosa ne pensate? Vi sembra strano? O magari anche voi, sotto sotto, state pensando di iscrivervi a un corso?

mercoledì 30 aprile 2014

Le foto di Aprile

Eccomi pronta per il secondo appuntamento con le foto del mese!

1. Melo in fiore, fase per fase
melo_fioritura




2. Risotto Cipolla, Calendula e Timo
risotto calendula
Era da un sacco di tempo che volevo provare a cuocere il riso con la calendula, perchè si dice che tinga di giallo. Ora, se qualcuno tra voi ha mai provato e ci è riuscito, sono molto interessata a sapere in cosa ho sbagliato!
Il risotto era buono, delicato e piacevole, ma non si è colorato. Che peccato!
Ho scattato questa foto perchè i raggi del sole al tramonto che entravano dalla finestra della cucina erano uno spettacolo sull'arancione della calendula!

3. Edera. Piccolo angolo suggestivo.
Edera





4. Bucato blu
bucato blu
Non mi ero mai resa conto di quanti panni blu avessi in casa! Volevo lavare un capo che temevo stingesse, quindi ho cercato di radunare tutto ciò che avevo di vagamente blu. E dopo aver steso il bucato... sono rimasta estasiata! Lo so, ci vuole davvero poco a farmi felice... !! Nota: c'è anche il mio pigiama nuovo lì in fondo, vedete? :)

Ed infine un gioco! Vediamo se siamo sulla stessa linea d'onda.
Voi cosa vedete nella foto con l'edera? Cosa ci leggete dentro? Cosa vi ispira, o cosa vi immaginate quando la guardate?
Ovviamente non ci sono risposte giuste o sbagliate, è solo la mia curiosità di sapere quali sono le suggestioni che un'immagine può evocare in persone diverse.
Infatti non si vince niente! ;)
Però se mi lasciate un commento a riguardo, ne sarei felice!

E anche per questo mese è tutto!
Che Maggio ci riservi grandi e meravigliose sorprese!

lunedì 28 aprile 2014

Cache Pot Intrecciato

Ok, folks, è vero, sono stata un po' latitante questo mese.
E' stato un aprile piuttosto intenso. Credetemi. Pieno di energie positive e non. Tempo di chiedersi chi sono, cosa voglio veramente nella vita, in che direzione voglio andare. Dubbi, paure, ma anche nuove idee, nuova voglia di fare, di mettersi in gioco.
Il risultato di tutto questo non è ancora ben chiaro nella mia mente. Non sono sicura di chi sarò nel futuro, ma sono sicura di cosa non voglio lasciare indietro: i cesti e il cucito.

Ecco quindi che ritorno alla carica con un progetto di intreccio piccolo piccolo, una cosina semplice ma che trovo carina: un cache pot, o più semplicemente un copri vaso.

Cache Pot Intrecciato

La cosa in sè è molto semplice. Ho voluto lasciare a vista la parte superiore del vaso perchè era un bel vaso in terracotta. Salice al naturale, intreccio corale senza troppi fronzoli, chiusura elementare. Ma la parte più furba è quella che non si vede: il rivestimento interno!
Come saprete infatti non è buona cosa usare come cache pot un cesto intrecciato così com'è, senza garantire una protezione dall'acqua dell'innaffiatura, per due ottime ragioni: 
1. il fondo non è impermeabile: acqua per tutta la casa!
2. il salice, in particolar modo quello non pelato, soffre terribilmente l'acqua. Se subisce cicli di bagnato-asciutto si rovina molto.
E la soluzione? Semplice e banale quanto brillante! Infilare il vaso dentro un piccolo sacchetto di plastica, e arrotolare i bordi in modo che rimangano all'interno del copri vaso. Ecco che il cache pot diventa anche un progetto di riciclo creativo!

E poi guardate la mia piantina: si sta riproducendo! Non è carina?

Copri Vaso Intrecciato

mercoledì 23 aprile 2014

Poesia. Da Esenin a Branduardi

Raccolgo l'invito di Serena di Enjoy Life, che mi ha coinvolta in questa sfida, e oggi mi limito a pubblicare una poesia.
Il testo originale, Confessioni di un Teppista, è del poeta russo Sergej Aleksandrovic Esenin, ma io vi propongo il testo così come modificato e riproposto in musica da Branduardi: Confessioni di un Malandrino.


Mi piace spettinato camminare 
col capo sulle spalle come un lume 
così mi diverto a rischiarare 
il vostro autunno senza piume. 
Mi piace che mi grandini sul viso 
la fitta sassaiola dell'ingiuria, 
mi agguanto solo per sentirmi vivo 
al guscio della mia capigliatura. 

Ed in mente mi torna quello stagno 
che le canne e il muschio hanno sommerso 
ed i miei che non sanno di avere 
un figlio che compone versi; 
ma mi vogliono bene come ai campi 
alla pelle ed alla pioggia di stagione, 
raro sarà che chi mi offende 
scampi dalle punte del forcone. 

Poveri genitori contadini, 
certo siete invecchiati e ancor temete 
il Signore del cielo e gli acquitrini, 
genitori che mai non capirete 
che oggi il vostro figliolo è diventato 
il primo tra i poeti del Paese 
e ora in scarpe verniciate 
e col cilindro in testa egli cammina. 

Ma sopravvive in lui la frenesia 
di un vecchio mariuolo di campagna 
e ad ogni insegna di macelleria 
alla vacca si inchina sua compagna. 
E quando incontra un vetturino 
gli torna in mente il suo concio natale 
e vorrebbe la coda del ronzino 
regger come strascico nuziale. 

Voglio bene alla patria 
benchè afflitta di tronchi rugginosi 
m'è caro il grugno sporco dei suini 
e i rospi all'ombra sospirosi. 
Son malato di infanzia e di ricordi 
e di freschi crepuscoli d'Aprile, 
sembra quasi che l'acero si curvi 
per riscaldarsi e poi dormire. 

Dal nido di quell'albero, le uova 
per rubare, salivo fino in cima 
ma sarà la sua chioma sempre nuova 
e dura la sua scorza come prima; 
e tu mio caro amico vecchio cane, 
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia 
e giri a coda bassa nel cortile 
ignaro delle porte dei granai. 

Mi sono cari i miei furti di monello 
quando rubavo in casa un po' di pane 
e si mangiava come due fratelli 
una briciola l'uomo ed una il cane. 
Io non sono cambiato, 
il cuore ed i pensieri son gli stessi, 
sul tappeto magnifico dei versi 
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi. 

Buona notte alla falce della luna 
sì cheta mentre l'aria si fa bruna, 
dalla finestra mia voglio gridare 
contro il disco della luna. 
La notte è così tersa, 
qui forse anche morire non fa male, 
che importa se il mio spirito è perverso 
e dal mio dorso penzola un fanale. 

O Pegaso decrepito e bonario, 
il tuo galoppo è ora senza scopo, 
e giunsi come un maestro solitario 
e non canto e non celebro che i topi. 
Dalla mia testa come uva matura 
gocciola il folle vino delle chiome, 
voglio essere una gialla velatura 
gonfia verso un paese senza nome.

venerdì 4 aprile 2014

Piccolo cesto celtico

Oggi sono un po' di corsa, ma volevo lo stesso mostrarvi la mia ultima produzione.
Si tratta di un cesto celtico, o meglio, un cesto ispirato ai nodi celtici. Più che un contenitore è un cesto decorativo, che può essere utilizzato come piatto porta frutta, ma che dà il suo meglio appeso.

cesto celtico

La realizzazione è molto diversa, come potete immaginare, da quella di un paniere classico. Si basa su uno schema geometrico ben definito e sfrutta una quantità di materiale molto ridotta. Il risultato è un piatto molto traforato, leggero e originale.

E' una tipologia di cesto che ho imparato a realizzare durante la fiera di Salt, in Spagna, quattro anni fa, ed era da un sacco di tempo che non ne facevo uno.
In questo caso ero più interessata a ricordare la tecnica che non al risultato finale, per cui ho utilizzato salice ancora fresco, preso da un mazzo che era rimasto alle intemperie, e che per questo è tutto macchiato. Ma alla fine il risultato è stato ugualmente soddisfacente, e ho deciso di dargli un tocco in più aggiungendo qualche ramo pelato, per dare un po' di contrasto.

Ecco tutto! E, con un pochino di anticipo, buon weekend!

lunedì 31 marzo 2014

Le foto di Marzo

La fotografia mi piace molto, anche se le mie foto non sono niente di speciale e non ho mai studiato niente sull'argomento.
Faccio parte di quelle persone che rimangono affascinante da piccoli dettagli, colori, sfumature, particolari. Mi piace guardarli, mi emozionano, e per questo, quando posso, cerco di fermare l'emozione con una foto. Non sempre ottengo quello che vorrei, ma di tanto in tanto succede che la foto riesca a esprimere ciò che ho sentito, e allora sono soddisfatta!
Dal momento che spesso sono foto prese qua e là, senza una logica, non trovo mai l'occasione per pubblicarle su queste pagine. Ecco allora che ho avuto questa idea: ogni fine del mese scrivere un post per mostrarvi le migliori foto che ho scattato. Non dal punto di vista tecnico, ma piuttosto quelle che per me hanno più significato.
E' un modo per raccontarvi qualcosa di me attraverso i miei occhi.
Spero che questa rubrica vi piaccia!

Ecco quindi gli scatti di marzo!

Equiseto, fusti fertili.
Ecco un'altra pianta mangereccia da riscoprire! I turioni di equiseto hanno un sapore insolito ma piacevole, abbastanza dolce, e in più sono ricchi di minerali e vitamina C. Io li ho puliti bene (si eliminano le spighe e le foglie), bolliti e conditi con sale, burro e pepe.
Questa foto avrebbe potuto far parte della serie sulle erbe spontanee, ma non avevo materiale a sufficienza per un vero post, quindi eccola qui.
E' una delle mie preferite, mi piacciono i colori! Infatti è diventata subito lo sfondo del mio desktop... :)

Equiseto fusti fertili




Brioche con pasta madre
Questa foto è stata scattata per darmi una piccola soddisfazione e una pacca sulla spalla! Erano davvero buone le mie brioche, ne vado molto orgogliosa, ed essendo le prime volevo ricordarmele per sempre! La ricetta per farle è anche molto semplice, e la trovate qui su Fables de Sucre.

brioches con pasta madre



Asparagi dell'orto
Il primo raccolto dell'anno! Ormai le nostre piantine cominciano ad essere produttive, e noi godiamo dei loro frutti! Si raccoglie poco per volta, ma a noi non serve di più.
Avrei voluto aggiungere una foto degli asparagi selvatici raccolti dietro casa, ma non sono riuscita. Anche quelli erano buoni! Molto saporiti, e appena un pochino più amarognoli di quelli coltivati.

asparagi dell'orto



E questo è tutto, folks!
Le foto del mese torneranno (spero!) alla fine di aprile! :)

giovedì 27 marzo 2014

Pigiama!

Finalmente oggi, per la prima volta, riesco a mostrarvi uno dei miei lavori di cucito!

A voi capita mai di aver voglia di un pigiama invernale carino, e non trovare niente di niente che si avvicini al vostro gusto? E' esattamente ciò che è successo a me, e che mi ha fatto venire voglia di rispolverare la macchina da cucire!
Non credo di avervelo ancora detto, ma da un po' sto frequentando un meraviglioso corso di taglio e cucito. E' qualcosa che desideravo fare da una vita, proprio perché ho sempre avuto la mania di creare, e l'idea di realizzarmi da sola i vestiti mi esaltava. Per carità, qualcosa cucivo già prima, e diverse volte mi ero divertita a trasformare qualche vecchio vestito, ma in realtà il mio desiderio era proprio quello di imparare a creare un abito da zero, a partire dalle sole misure del proprio corpo. Capire le forme, le geometrie, le proporzioni. E da quando frequento questo corso mi sembra proprio di avere una marcia in più!

Questo pigiama però con il taglio e cucito non ha niente a che vedere! ;)
Infatti è un progetto molto semplice che chiunque abbia un po' di manualità e di dimestichezza con la macchina da cucire potrebbe realizzare. Infatti il modello non l'ho disegnato, ma l'ho ricalcato da una maglia che mi stava bene addosso.

pigiama
Il web è pieno di suggerimenti su come ricalcare un capo e ricavarne un cartamodello. Io purtroppo non ho fatto foto in fase di lavorazione, quindi posso mostrarvi solo li risultato finale.

La stoffa è una flanella morbida e calda, comprata in scampolo e pagata pochissimo. Le scelte di colore erano solo tre, e io non sono una che usa tanto il blu, ma ho voluto provare, e devo dire che il risultato mi piace!
Per il modello mi sono ispirata da questo tutorial, trovato in rete un sacco di tempo fa. Si tratta di un capo abbastanza diverso in effetti, perché quello originale era pensato per essere realizzato in jersey, mentre io ho scelto una flanella, e di conseguenza la mia maglia non è elastica, e ho dovuto usare un modello un po' più largo da ricalcare.
Poi, una volta disegnato il cartamodello del davanti, del dietro e della manica, ho assemblato elaborando il tutto a modo mio e aggiungendo un bordo alto allo scollo, alle maniche e all'orlo.
Non ho cucito il pantalone perché preferisco abbinare questa maglia a un vecchio legging blu rispolverato direttamente dagli anni 80 (anche se allora si chiamava panta!), senza contare che da sempre odio i pigiami abbinati, i gemelli, e tutti i capi doppi dallo stesso colore. Che ne so, a me piace spezzare!

Ecco quindi che finalmente ho anch'io il mio pigiama invernale preferito!!
Che ne dite? Io lo trovo molto carino!


venerdì 21 marzo 2014

Boccioli di tarassaco sotto sale

boccioli di tarassaco sotto sale_dettaglioLa primavera è arrivata, alla fine!
Marzo ci sta regalando delle meravigliose giornate di sole e qui da noi abbiamo avuto splendide fioriture di rusticani e albicocchi che ora stanno lasciando il posto ad una nuvola di foglioline verdi!
La primavera è il momento di eccellenza per andare a caccia di piante selvatiche mangerecce. E' una pratica quasi dimenticata, che un paio di generazioni fa era invece molto comune. Dalle nostre parti ogni tanto si vede ancora qualche nonna in passeggiata che raccoglie gli streccapogn (un tipo di radicchio).
Raccogliere le piante selvatiche è piacevole e divertente, arricchisce le nostre tavole che troppo spesso sono un po' scarse in varietà, ci fa provare sapori nuovi. L'unica difficoltà è riconoscere le piante giuste, ma per questo ci si può affidare a qualche buon libro illustrato. Meglio comunque iniziare con qualcosa di semplice, e allargare le nostre conoscenze e le nostre raccolte anche di una sola pianta per primavera.
Se anche voi volete sperimentare questa avventura e fare una passeggiata diversa dal solito, posso provare a darvi qualche suggerimento. Se sarò brava, di tanto in tanto vi mostrerò le mie raccolte e le mie ricette. Quest'anno mi sono ripromessa di sfruttare al massimo ciò che la natura ci regala spontaneamente, e l'idea di mostrarvi i risultati spero mi aiuterà a mantenere questo buon proposito.

Iniziamo con qualcosa di facile: il tarassaco.
Le foglie fresche del tarassaco, come probabilmente già sapete, si raccolgono in primavera  e si mangiano in insalata. Sono un po' amare, quindi io preferisco utilizzarle insieme a insalate più dolci.
La cosa interessante però è che si possono raccogliere anche i boccioli, per metterli sotto aceto oppure sotto sale.
I boccioli così preparati si possono utilizzare al posto dei capperi, anche se il loro sapore ovviamente è diverso.
Fino a quest'anno li avevo preparati sottaceto, seguendo una ricetta favolosa molto aromatica, ma poi ho scoperto che preparali sotto sale era ancora più semplice e ho deciso di sperimentare. Il risultato è ottimo!

Come riconoscere il tarassaco?
Ci sono tante altre piante che fanno il fiore giallo molto simile a quello del tarassaco, ma se guardiamo bene ci sono alcuni dettagli che lo rendono inconfondibile. Le foglie per esempio sono profondamente dentellate, e il fiore è singolo.

tarassaco




I boccioli vanno raccolti quando sono ancora ben chiusi, l'ideale è prenderli quando fanno appena capolino tra le foglie, proprio nel cuore della pianta, finchè non hanno ancora sviluppato il gambo. Quello è il momento in cui sono ancora piccolini, tondi tondi e sodi. Il bocciolo che vedete in foto è anche troppo cresciuto! Ha già preso una forma allungata, e se lo schiacciate tra le dita sentirete che è morbido e tenderà ad aprirsi e a rivelare i petali gialli all'interno.

Ora che conosciamo la pianta, possiamo raccogliere a piene mani! Il tarassaco infatti è una specie molto diffusa, e si può raccogliere senza timore.
E così, approfittando di una mattina soleggiata, sono partita armata di cestino verso il prato dietro casa. Il bottino è stato notevole!

boccioli di tarassaco

I boccioli vano lavati e fatti asciugare molto bene. Io ho tolto le foglioline laterali per renderli ancora più simili ai capperi.
Poi si mettono nel vasetto alternando con sale grosso.
Il sale ne tirerà fuori l'acqua, e in questo modo si crea una salamoia naturale.
Semplice, vero?

boccioli di tarassaco sotto sale


Aggiornamento dopo l'assaggio

Ho preparato un piatto nel quale tipicamente uso i capperi per capire il risultato finale e potervi dare un'idea più precisa del sapore di questi boccioli: pasta con sgombro (o tonno), cipolla, boccioli e pangrattato.
Buono! Buonissimo!
Ecco le mie considerazioni:
Il sapore dei boccioli è particolare e ben diverso da quello dei capperi (ovviamente). Hanno una leggera nota amarognola ma gradevolissima che non rende affatto amaro il tutto, ma si percepisce solo se si cerca di mangiare il bocciolo da solo. Nell'insieme il piatto acquista un sapore leggermente insolito ma molto gustoso. Assolutamente da provare!
Non sono salati come i capperi, ma questo potrebbe dipendere dal poco tempo trascorso dal momento dell'imbarattolamento.
Concludo dicendo che variare i sapori in tavola per me è estremamente gratificante. Questa che vi ho proposto è una soluzione semplice e veloce, di quelle che possono salvare un pranzo dell'ultimo minuto, senza bisogno di ricadere nel solito piatto di pasta al pomodoro. Provare per credere!

venerdì 14 marzo 2014

Tutuorial: come legare le fascine di salice

fascine di salice


Eccolo qui, come promesso, il tutorial per legare le fascine!
Ora che avete letto la mia "piccola guida alla potatura del salice" siete pronti per lo step successivo. Allora partiamo!

tutorial_legare il salice

1. Preparare un bel mazzetto (con rami dello stesso diametro e lunghezza) e pareggiare bene la base. Prendere uno dei rami ed inserirlo nel mazzo dividendolo a metà, facendone spuntare solo l'estremità finale (la parte grossa!), mantenendo il mazzo ben stretto con l'altra mano.

2 e 3. Avvolgere il mazzo con la parte lunga del ramo avendo l'accortezza di passare una volta a monte e una volta a valle del "picciolo" che abbiamo lasciato spuntare. 

4. Arrotolare ora il ramo attorno al picciolo stesso. Due o tre giri sono più che sufficienti.

5. Fermare la punta del ramo al di sotto della legatura. Se la fascina è molto alta, ripetere l'operazione anche in cima (come nella prima foto), per evitare che i rami "sbananino" in giro! ;)

Fine!
Troppo semplice, vero?

Il risultato è garantito: fascine ben legate e ordinate!

legature



domenica 9 marzo 2014

Cambio look!

Sto mettendo pian piano mano alla grafica del blog.
Vado per gradi perché non sono esperta, e non so ancora se il cambiamento che ho fatto finora sarà quello definitivo. Diciamo che per adesso il risultato mi soddisfa.
Quando avrò di nuovo un po' di tempo e capirò come si fa, vorrei mettere mano anche alla barra laterale e darle un aspetto un po' più gradevole, e allora vedrete ricomparire anche un po' di colore.

Voi che ne dite? Vi piace?
E' importante per me sapere cosa ne pensate!

Piccola nota:
La foto che ho scelto è stata scattata da me lo scorso novembre, in un parco non lontano da casa. Quando ho visto quel fungo dalle forme e dai colori spettacolari non ho saputo resistere! 
Forse non è la foto più significativa per il mio blog, e per questo può darsi che non sarà quella definitiva. Eppure allo stesso tempo è da qui che vorrei trarre la mia ispirazione:
la bellezza della natura nelle sue forme più semplici. 

venerdì 7 marzo 2014

Piccola guida alla potatura del salice

potare il salice
Foto: Alberto Rabitti

La stagione della potatura del salice è agli sgoccioli, questi ormai sono gli ultimi giorni per chi vuole andare a caccia di materiale da intreccio, perchè tra non molto anche i salici cominceranno a mettere le prime foglie e a quel punto non si potranno più tagliare senza fare danno alla pianta.

Così ho pensato di mettere online una piccola guida alla potatura e un tutorial per legare le fascine una volta raccolto.

Prima però vorrei fare una premessa. Forse non tutti lo sanno, ma la gran parte dei cesti che troviamo nei negozi non sono affatto intrecciati con rami (nè di salice nè di altre essenze) bensì con il midollino, una fibra che viene ricavata dalla trafilatura del ratan che è una pianta coltivata nel sudest asiatico. Si tratta di coltivazioni che di ecologico non hanno niente, senza contare il viaggio che il materiale deve fare per arrivare fino a noi.
Chi si accosta per la prima volta all'intreccio potrebbe pensare che il midollino sia molto comodo, ma ci sono almeno altri due buoni motivi per evitare di sceglierlo al posto dei rami di salice (di olmo, di sanguinello, di ulivo, di gelso, ...).
Apparentemente sembrerebbe un materiale dalle caratteristiche eccezionali, perché è bianco, molto regolare e non richiede la fatica di una giornata di potatura. Un cestino in midollino è sempre "perfetto" proprio perché il materiale è trafilato, ma allo stesso tempo è completamente privo di carattere, di storia, di fascino. E' in qualche modo un prodotto industriale. E qui viene il secondo motivo per evitarlo. Spesso durante i corsi di cesteria le persone mi chiedono se quei cesti vengono fatti a macchina. In effetti la sensazione è quella: un oggetto perfetto, preciso, realizzato in mille copie tutte identiche. Eppure non è così, non esistono macchine per intrecciare i cesti. Tutti quelli che vediamo nei negozi sono intrecciati a mano, e hanno prezzi irrisori grazie allo sfruttamento di manodopera a basso costo.
Con questo non voglio dire che non dobbiate più comprare cestini nei negozi. I cesti fatti dagli artigiani costano molto perché la loro realizzazione richiede molto tempo, preparazione e fatica. Credo però che sia giusto che ciascuno di noi conosca ciò che acquista, così da poter fare le proprie scelte in modo consapevole.

Ma torniamo ai materiali:
fino a non molti anni fa il materiale da intreccio per eccellenza era il salice.
Nelle nostre campagne si trovano ancora file di alberi lungo i canali e ai margini dei campi. Il salice infatti si usava anche per legare la vigna, ma oggi in molti preferiscono usare la plastica. La pianta del salice però, una volta capitozzata, va potata tutti gli anni per rimanere bella per cui, anche se il materiale ricavato dalla potatura non si usa più, il lavoro viene fatto lo stesso. Se volete procurarvi del buon materiale sappiate quindi che nella maggior parte dei casi i proprietari saranno ben contenti di concedervi l'uso di qualche pianta, a patto di tenerla ben potata.

Ecco quindi le regole fondamentali di buona educazione per la potatura:

1. Chiedere il permesso al proprietario prima di tagliare anche solo pochi rami (sembra un'ovvietà, ma vi assicuro che non lo è, e che il mondo è pieno di gente che gira con le cesoie e tagliuzza in qua e là!)
2. Quando si pota un salice va potato COMPLETAMENTE, come vedete nella prima foto, e come spiegato qui di seguito. Se questa cosa non viene fatta, l'anno successivo la pianta sarà rovinata.
3. Tutto il materiale tagliato, anche quello non adatto all'intreccio, deve essere portato via, e non abbandonato per terra (anche questo sembra scontato, vero? Eppure!)

Detto ciò, qualche consiglio in più:

Foto: Joan Farrè

- la potatura va effettuata durante il riposo vegetativo (quando non ci sono le foglie)


- alcuni contadini sostengono che la potatura vada fatta in luna calante (non prendetela male, ma noi siamo scettici per definizione, e non avendo trovato nessun riscontro scientifico  non seguiamo le lune)

- i rami da tagliare sono quelli dell'anno, ovvero tutti quelli dalla corteccia liscia e colorata (a seconda della varietà il colore cambia). Sembra tanto, ma vedrete che durante la primavera tutta la chioma ricrescerà: il salice è una pianta molto forte. Inoltre se lasciamo indietro dei rami, l'anno successivo non saranno più adatti all'intreccio. Una pianta che non viene potata tenderà a riprendere la sua forma selvatica, generando branche corte, tozze e molto ramificate. Le piante da intreccio devono invece avere rami lunghi, regolari e senza troppe ramificazioni.

- i rami, dopo essere stati tagliati, vanno selezionati: si dividono per lunghezza e diametro. Di solito le due cose vanno in proporzione. Questo facilita il lavoro successivo di intreccio.


Bene, questo è tutto.
Nei prossimi giorni pubblicherò anche il tutorial per legare le fascine.
Qui trovate anche il tutorial per legare le fascine.
Buona potatura!

sabato 1 marzo 2014

Di semine e lievitazioni

Ho fatto il panettone fuori stagione?

pane con casta madre_lievitazione

No, è solo il mio pane, che a causa di una serie di marachelle è uscito molto più liquido di quanto avrebbe dovuto, e quindi ha finito per essere cotto nello stampo da torta!
Bisogna dire però che a discapito della consistenza dell'impasto, la lievitazione è andata alla grande!
Guardate che alveolatura!

pane con casta madre_alveolatura
Sono tanto tanto fiera del mio pane. In barba a chi sostiene che il pane lievitato con la pasta madre non viene bene come quello del fornaio. Questo è buono, sano, autoprodotto, naturale, semintegrale e bello! XD

pane con casta madre_dettaglio
In questi giorni di assenza dal blog qui nella nostra casina verde sono successe tante cose. La primavera sta arrivando, le prime semine nell'orto sono state fatte (agli, cipolle, piselli, spinaci, bietole, prezzemoli, ...) e anche il semenzaio è pronto e comincia a mostrare i primi germoglietti!
Ma quello che più mi da soddisfazione è vedere che anche i miei cedri sono spuntati, e si difendono bene!! (parlo del frutto, eh! non della conifera!)
Nota: dietro potete scorgere pomodori, peperoncini e basilici 

cedri germogliati
Allora ecco un suggerimento per chi volesse cimentarsi: quando semino alberi da frutto tendo a usare, come vasi, delle bottiglie di plastica tagliate in cima. Un po' per il mio senso del riciclo, ma soprattutto perché così ottengo dei vasetti molto più alti, che sono l'ideale per le piante con radice fittonante. In questo modo il fittone non si arrotola su se stesso, sul fondo del vaso. Le piante sono più contente, e l'ambiente anche!

E voi avete mai provato a far germogliare i semi della frutta?