mercoledì 30 aprile 2014

Le foto di Aprile

Eccomi pronta per il secondo appuntamento con le foto del mese!

1. Melo in fiore, fase per fase
melo_fioritura




2. Risotto Cipolla, Calendula e Timo
risotto calendula
Era da un sacco di tempo che volevo provare a cuocere il riso con la calendula, perchè si dice che tinga di giallo. Ora, se qualcuno tra voi ha mai provato e ci è riuscito, sono molto interessata a sapere in cosa ho sbagliato!
Il risotto era buono, delicato e piacevole, ma non si è colorato. Che peccato!
Ho scattato questa foto perchè i raggi del sole al tramonto che entravano dalla finestra della cucina erano uno spettacolo sull'arancione della calendula!

3. Edera. Piccolo angolo suggestivo.
Edera





4. Bucato blu
bucato blu
Non mi ero mai resa conto di quanti panni blu avessi in casa! Volevo lavare un capo che temevo stingesse, quindi ho cercato di radunare tutto ciò che avevo di vagamente blu. E dopo aver steso il bucato... sono rimasta estasiata! Lo so, ci vuole davvero poco a farmi felice... !! Nota: c'è anche il mio pigiama nuovo lì in fondo, vedete? :)

Ed infine un gioco! Vediamo se siamo sulla stessa linea d'onda.
Voi cosa vedete nella foto con l'edera? Cosa ci leggete dentro? Cosa vi ispira, o cosa vi immaginate quando la guardate?
Ovviamente non ci sono risposte giuste o sbagliate, è solo la mia curiosità di sapere quali sono le suggestioni che un'immagine può evocare in persone diverse.
Infatti non si vince niente! ;)
Però se mi lasciate un commento a riguardo, ne sarei felice!

E anche per questo mese è tutto!
Che Maggio ci riservi grandi e meravigliose sorprese!

lunedì 28 aprile 2014

Cache Pot Intrecciato

Ok, folks, è vero, sono stata un po' latitante questo mese.
E' stato un aprile piuttosto intenso. Credetemi. Pieno di energie positive e non. Tempo di chiedersi chi sono, cosa voglio veramente nella vita, in che direzione voglio andare. Dubbi, paure, ma anche nuove idee, nuova voglia di fare, di mettersi in gioco.
Il risultato di tutto questo non è ancora ben chiaro nella mia mente. Non sono sicura di chi sarò nel futuro, ma sono sicura di cosa non voglio lasciare indietro: i cesti e il cucito.

Ecco quindi che ritorno alla carica con un progetto di intreccio piccolo piccolo, una cosina semplice ma che trovo carina: un cache pot, o più semplicemente un copri vaso.

Cache Pot Intrecciato

La cosa in sè è molto semplice. Ho voluto lasciare a vista la parte superiore del vaso perchè era un bel vaso in terracotta. Salice al naturale, intreccio corale senza troppi fronzoli, chiusura elementare. Ma la parte più furba è quella che non si vede: il rivestimento interno!
Come saprete infatti non è buona cosa usare come cache pot un cesto intrecciato così com'è, senza garantire una protezione dall'acqua dell'innaffiatura, per due ottime ragioni: 
1. il fondo non è impermeabile: acqua per tutta la casa!
2. il salice, in particolar modo quello non pelato, soffre terribilmente l'acqua. Se subisce cicli di bagnato-asciutto si rovina molto.
E la soluzione? Semplice e banale quanto brillante! Infilare il vaso dentro un piccolo sacchetto di plastica, e arrotolare i bordi in modo che rimangano all'interno del copri vaso. Ecco che il cache pot diventa anche un progetto di riciclo creativo!

E poi guardate la mia piantina: si sta riproducendo! Non è carina?

Copri Vaso Intrecciato

mercoledì 23 aprile 2014

Poesia. Da Esenin a Branduardi

Raccolgo l'invito di Serena di Enjoy Life, che mi ha coinvolta in questa sfida, e oggi mi limito a pubblicare una poesia.
Il testo originale, Confessioni di un Teppista, è del poeta russo Sergej Aleksandrovic Esenin, ma io vi propongo il testo così come modificato e riproposto in musica da Branduardi: Confessioni di un Malandrino.


Mi piace spettinato camminare 
col capo sulle spalle come un lume 
così mi diverto a rischiarare 
il vostro autunno senza piume. 
Mi piace che mi grandini sul viso 
la fitta sassaiola dell'ingiuria, 
mi agguanto solo per sentirmi vivo 
al guscio della mia capigliatura. 

Ed in mente mi torna quello stagno 
che le canne e il muschio hanno sommerso 
ed i miei che non sanno di avere 
un figlio che compone versi; 
ma mi vogliono bene come ai campi 
alla pelle ed alla pioggia di stagione, 
raro sarà che chi mi offende 
scampi dalle punte del forcone. 

Poveri genitori contadini, 
certo siete invecchiati e ancor temete 
il Signore del cielo e gli acquitrini, 
genitori che mai non capirete 
che oggi il vostro figliolo è diventato 
il primo tra i poeti del Paese 
e ora in scarpe verniciate 
e col cilindro in testa egli cammina. 

Ma sopravvive in lui la frenesia 
di un vecchio mariuolo di campagna 
e ad ogni insegna di macelleria 
alla vacca si inchina sua compagna. 
E quando incontra un vetturino 
gli torna in mente il suo concio natale 
e vorrebbe la coda del ronzino 
regger come strascico nuziale. 

Voglio bene alla patria 
benchè afflitta di tronchi rugginosi 
m'è caro il grugno sporco dei suini 
e i rospi all'ombra sospirosi. 
Son malato di infanzia e di ricordi 
e di freschi crepuscoli d'Aprile, 
sembra quasi che l'acero si curvi 
per riscaldarsi e poi dormire. 

Dal nido di quell'albero, le uova 
per rubare, salivo fino in cima 
ma sarà la sua chioma sempre nuova 
e dura la sua scorza come prima; 
e tu mio caro amico vecchio cane, 
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia 
e giri a coda bassa nel cortile 
ignaro delle porte dei granai. 

Mi sono cari i miei furti di monello 
quando rubavo in casa un po' di pane 
e si mangiava come due fratelli 
una briciola l'uomo ed una il cane. 
Io non sono cambiato, 
il cuore ed i pensieri son gli stessi, 
sul tappeto magnifico dei versi 
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi. 

Buona notte alla falce della luna 
sì cheta mentre l'aria si fa bruna, 
dalla finestra mia voglio gridare 
contro il disco della luna. 
La notte è così tersa, 
qui forse anche morire non fa male, 
che importa se il mio spirito è perverso 
e dal mio dorso penzola un fanale. 

O Pegaso decrepito e bonario, 
il tuo galoppo è ora senza scopo, 
e giunsi come un maestro solitario 
e non canto e non celebro che i topi. 
Dalla mia testa come uva matura 
gocciola il folle vino delle chiome, 
voglio essere una gialla velatura 
gonfia verso un paese senza nome.

venerdì 4 aprile 2014

Piccolo cesto celtico

Oggi sono un po' di corsa, ma volevo lo stesso mostrarvi la mia ultima produzione.
Si tratta di un cesto celtico, o meglio, un cesto ispirato ai nodi celtici. Più che un contenitore è un cesto decorativo, che può essere utilizzato come piatto porta frutta, ma che dà il suo meglio appeso.

cesto celtico

La realizzazione è molto diversa, come potete immaginare, da quella di un paniere classico. Si basa su uno schema geometrico ben definito e sfrutta una quantità di materiale molto ridotta. Il risultato è un piatto molto traforato, leggero e originale.

E' una tipologia di cesto che ho imparato a realizzare durante la fiera di Salt, in Spagna, quattro anni fa, ed era da un sacco di tempo che non ne facevo uno.
In questo caso ero più interessata a ricordare la tecnica che non al risultato finale, per cui ho utilizzato salice ancora fresco, preso da un mazzo che era rimasto alle intemperie, e che per questo è tutto macchiato. Ma alla fine il risultato è stato ugualmente soddisfacente, e ho deciso di dargli un tocco in più aggiungendo qualche ramo pelato, per dare un po' di contrasto.

Ecco tutto! E, con un pochino di anticipo, buon weekend!